E’ di design”… un’affermazione che sentiamo ripetere spesso.
Prendendo in prestito le parole di Piero Lissoni, architetto e designer milanese:
“Ma cosa sarà mai questo misterioso design?”

Ciò che è chiaro è che la parola “Design” rientra ormai tra quelle parole di cui si abusa. E’ una parola che può avere significati diversi per persone diverse.
Certamente ricorre, buttata lì, ogni volta che si parla di estetica e bellezza, pur presentando, tra le altre, una forte accezione connessa alla “funzionalità”.
Negli anni il ruolo del design si è ampliato penetrando anche in ambiti che non sono strettamente connessi all’estetica, alle belle forme.

Design è fondamentalmente un approccio che permette di generare nuove possibilità.

Design ( dall’inglese “to design” letteralmente “progettare”) è un processo finalizzato a ricavare valore nuovo e sostenibile dal cambiamento e dall’incertezza, permette ad individui ed aziende di essere più flessibili e disponibili al continuo cambiamento e da esso trarne vantaggio e opportunità.
Il design può essere utilizzato per rispondere a situazioni che necessitano di una soluzione non lineare, ma interattiva. Sperimentare è già una “risposta di design”.

La buona notizia è che tu sei già un designer!
Lo sei ogni volta che provi a sperimentare o testare qualcosa di nuovo;
lo sei ogni volta che, da utente finale, provi a pensare come migliorare o perfezionare quel servizio, quel prodotto o quell’esperienza;

sei anche tu un designer, lo siamo tutti !!! 

I designer, come te, avviano il processo di progettazione partendo da un punto di vista,  osservano il mondo per dare forma ad un’idea, creano opzioni indirizzate alle opportunità che vedono,  validano e testano queste opzioni ed infine, e solamente infine, eseguono e realizzano ciò che realmente risponde all’opportunità sulla base delle evidenze emerse e appurate.

In un processo di design, l’unica certezza è che non bisogna fermarsi.
I designer non si focalizzano sull’esecuzione dell’opzione scelta. Si passa dal “ciò che è” al “ciò che potrebbe essere”.
Si sfrutta la condizione di precarietà per avere il coraggio e la determinazione di fare il passo successivo e rispondere alle domande che sono alla base di ogni necessità di progettazione. 

La forma mentis è tutto: la riflessione durante l’azione, la ricontestualizzazione dei problemi man mano che emergono informazioni. Cambiare la propria forma mentis partendo dal vedere opportunità dove gli altri vedono problemi permette di comprendere che solo entrando in empatia con le persone, per poterne cogliere bisogni ed aspettative,  sarà possibile concepire soluzioni che quelle stesse persone vorranno davvero acquistare. 

 

  1. P. Lissoni, designer, Milano ~ Ma cosa sarà mai questo misterioso design?